il giorno della liberazione…siamo sicuri?

Il Patto Mafia-Americani in Sicilia Il contesto Mussolini aveva dichiarato guerra alla mafia negli anni ’20 con il prefetto Cesare Mori — arresti di massa, confische, umiliazioni pubbliche. Molti boss erano finiti in carcere o esiliati. I latifondisti siciliani, storicamente legati alla mafia come sistema di controllo delle campagne, avevano perso il loro braccio armato. Entrambi odiavano il fascismo. Lucky Luciano e l’Naval Intelligence Charles “Lucky” Luciano, boss italo-americano detenuto a Dannemora, fu contattato dall’ONI (Office of Naval Intelligence) già nel 1942 — inizialmente per proteggere il porto di New York da sabotaggi. Luciano collaborò e in cambio fu trasferito in un carcere più comodo. Quando si pianificò l’invasione della Sicilia, Luciano mise a disposizione i suoi contatti nell’isola: nomi, mappe, uomini fidati. L’accordo sul terreno I servizi segreti americani (OSS, predecessore della CIA) presero contatto con: Don Calogero Vizzini, boss di Villalba, il più potente capomafia dell’entroterra siciliano — un vecchio tozzo, faccia da contadino, che controllava migliaia di ettari di latifondo attraverso gabellotti e campieri Genco Russo, suo luogotenente a Mussomeli Altri capi locali legati ai grandi proprietari terrieri L’accordo, mai formalizzato su carta ma ricostruito da storici come Michele Ferrara, Guiliano Ferrara e soprattutto Michele Pantaleone (il primo a parlarne in Mafia e politica), funzionava così: I mafiosi offrivano: Informazioni sulla disposizione delle truppe italiane e tedesche Sabotaggi interni — ponti, comunicazioni, depositi Garanzia che la popolazione non avrebbe resistito Guide locali per le truppe attraverso l’entroterra Gli americani offrivano: La liberazione dei boss mafiosi dalle carceri fasciste La nomina dei capi mafia come sindaci e amministratori dei paesi liberati La restituzione del potere territoriale ai latifondisti e ai loro uomini Cosa successe concretamente Quando le truppe del generale Patton avanzarono da Gela verso Palermo, la resistenza nell’entroterra fu quasi inesistente. Si racconta che un aereo americano lanciò su Villalba un fazzoletto giallo con la lettera “L” (Luciano) — segnale per Don Calò che l’operazione era in corso. Don Calogero Vizzini fu nominato sindaco di Villalba dall’AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories). Decine di altri boss divennero sindaci, assessori, controllori del mercato nero e della distribuzione alimentare. Le conseguenze Questo fu il vero peccato originale dell’Italia repubblicana: La mafia, quasi sconfitta dal fascismo, fu resuscitata dagli Alleati come strumento di controllo I latifondisti mantennero le terre — la riforma agraria siciliana fu sabotata per decenni I sindacalisti e i contadini che chiedevano redistribuzione furono assassinati — Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale, la strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947) con il bandito Guiliano usato come sicario dei latifondisti La mafia si saldò alla DC e al potere politico per i successivi cinquant’anni Fonti principali Michele Pantaleone, Mafia e politica (1962) Guiliano Ferrara, Il sacco di Palermo Tim Newark, Mafia Allies (2007) Ezio Ferraro, documenti declassificati ONI/OSS La Sicilia pagò lo sbarco alleato con mezzo secolo di dominio mafioso. I latifondisti rimasero intoccabili, i contadini restarono servi, e la mafia diventò il vero governo dell’isola.

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